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L’artista vandalo da 11 milioni di euro: storia di Banksy

Graffiti, tag, proprietari di auto, immobili e vetrine di negozi inferociti: il vandalismo detesta compostezza, ordine e regole e assume più i contorni di un atto di guerra, di sovversione. L’artista (la donna artista?, il collettivo?, la sua identità è ancora avvolta dal mistero) Banksy è diventato un maestro in questo: shockare, sconvolgere, sovvertire l’ordine, disegnare su palazzi storici e denunciare le tragedie del nostro tempo sono le sue armi di espressione, tanto viscerali quanto misteriose.

Guerrilla art

Banksy è un maestro dello shock, come richiesto dalla corrente di street art che persegue, cioè la Guerrilla art: il gesto artistico non è solo manifestazione di bellezza o talento ma mira a denunciare condizioni umane, sociali ed economiche indignitose, ponendo un potente accento sulle storture del mondo in cui viviamo. Il contributo di Banksy è simile a quello dei mostri sacri della prima arte contemporanea, come Duchamp, Wharol, Fontana, Manzoni, che puntavano a fare del proprio prodotto artistico un elemento di pura etica della denuncia.

Gli stencil

La maggior parte delle opere di Banksy appaiono misteriosamente in pochissime ore, per garantire l’anonimato dell’artista: sia dal tratto che dalla velocità di esecuzione è ragionevole pensare che vengano preparate in anticipo con stencil ritargliati ad hoc, posizionati e solamente colorati, frequentemente in nero e un colore a completare l’opera sottolineandone il dettaglio più rilevante.

La leggenda dei Massive Attack

Attivo solamente su Instagram, Banksy ha dichiarato di essersi ispirato ai lavori di Robert “3D” del Naja, musicista, leader del gruppo trip-hop britannico Massive Attack e writer. Qualcuno ha supposto che l’identità di Banksy celi proprio 3D, tornato alla carica nel mondo dell’arte dopo una lunga e prolifica militanza nel mondo della musica.

Qualcuno ha anche supposto che Banksy sia in realtà uno studente, ma non è impensabile che invece dietro le sue opere si nasconda una donna, o un numeroso collettivo di artisti accomunati da metodi poco ortodossi e non inclini al rispetto dell’ordine artistico costituito.

Il caso Devolved Parliament

Nel 2009, la casa d’aste inglese Sotheby mise in vendita una tela dell’artista che raffigura il parlamento inglese riempito di scimpanzè: Devolved Parliament (“Il Parlamento involuto”), un feroce smacco alla politica contemporanea.

In soli 13 minuti l’asta si è conclusa con il più alto prezzo mai pagato per un’opera dell’artista: quasi 10 milioni di sterline, 11 milioni di euro: un prezzo difficilmente raggiungibile dalla maggioranza dei nomi di punta dell’arte contemporanea.

Le opere più note

Banksy ha sempre manifestato una certa insofferenza per l’antidemocraticità dell’arte, il cui possesso è riservato a facoltosi milionari appassionati che mettono in vendita la cultura di cui dispongono in musei e mostre per profitto: rendere disponibili i propri lavori sui muri li rende istantaneamente pronti per chiunque ci passi davanti, rompendo il cerchio magico del loro acquisto (tanto che alcuni galleristi mettono all’asta le opere ma incaricano l’acquirente di spostarle senza rovinarle).

Ecco un elenco dei più clamorosi coup de théâtre dell’artista:

  • La Ragazza con il palloncino / Love is in the bin: apparso a Londra nel 2002, raffigura una bambina con un palloncino rosso a forma di cuore, simbolo di innocenza e speranza. Nel 2018, la casa d’arte Sotheby riuscì a vendere all’asta una tela dove è riprodotta. La tela era contenuta in una cornice che, appena concluso l’affare, ha attivato un tritacarte che ha distrutto l’opera, rendendo il suo valore nullo: è la prima performance d’arte mai effettuata durante un’asta.
  • Rage, Flower Thrower: comparso a Gerusalemme, il graffito raffigura un giovane con una bandana a coprirgli il viso che getta un mazzo di fiori come fosse una molotov. Un evidente simbolo di satira politica e denuncia della situazione che da anni insanguina Israele e Gaza.
  • Nel 2005 appare a Betlemme La colomba della pace, un’enorme uccello con un giubbotto antiproiettile al centro di un mirino elettronico, altro evidente affondo contro la situazione geopolitica del Medio Oriente
  • Poco prima dell’inaugurazione della Biennale di Venezia del 2019, in uno dei suoi canali (Sestiere di Dorsoduro) è apparso il ritratto di un bambino con un giubbotto salvagente e un razzo segnaletico in mano, stoccata ai movimenti sovranisti e razzisti che vorrebbero chiudere le frontiere europee ai migranti.

Parte integrante del culto per l’artista è la ricerca spasmodica delle sue opere in giro per le città, dopo la loro pubblicazione online e prima che vengano rimosse, generalmente da autorità punzecchiate dall’approccio satirico e pungente dell’artista, specie quando affonda in convenzioni politiche radicate.

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